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1976 PDF Stampa E-mail

 

6 Maggio 1976 ore 21.00 

dopo solo 58" il Friuli era distrutto così

1. Comuni disastrati (rosso)

2. Comuni gravemente danneggiati (giallo)
3. Comuni danneggiati (grigio)

 

6 MAGGIO 1976 ... ERAVAMO ANCHE NOI


Per ragioni amministrative del Fogolâr la sera del 6 maggio 1976, verso le ore 22.00, sul posto si trovano:

Cella – Gallina – Pezzetta – Pitton

Non volevamo credere ai nostri occhi di quanto era accaduto, dentro di noi si scatenò un altro
terremoto.
COSA FARE PER AIUTARE LA NOSTRA GENTE ED IL NOSTRO FRIULI ?

7 MAGGIO 1976

Iniziammo senza alcun riferimento. All'interno del nostro Fogolâr prese ad ardere la forza di reazione; a questa forza si aggiunse il contributo

del popolo ticinese, di vari club, tra cui il Lions.
A questa iniziativa il nostro Consolato d'Italia a Locamo mise a disposizione tutto il suo apparato tecnico, tutti i suoi locali e,

con l'aiuto dei volontari ticinesi ed italiani, si creò il primo centro di raccolta.

- grandissima collaborazione tecnico-politica con le nostre autorità Regione Friuli
- grande collaborazione morale con il nostro Ente Friuli del Mondo
- un grande merito al nostro cmmissiario unico On. Zamberletti, onde poter agire e costruire anche nelle zone proibite.

Con questa grande generosità riuscimmo a realizzare la nostra piccola, ma grande opera:

1. Primi soccorsi con medicinali.
2. Centro raccolta Consolato d’Italia, Locarno; selezione di tutti i materiali, trasporti, distribuzione sotto nostra sorveglianza in tutte le zone terremotate.
3. Centro di coordinamento in Friuli (Buia), distribuzione del materiale sul posto, ponte radio, ricerca persone, informazione precise.
4. Collaborazione con il Corpo anticatastrofe Svizzera, Protezione Civile Ticinese, Gruppi Volontari Ticinesi, Brigata Julia - Gruppo Batt.ne Genio Alpini.
5. Con l'aiuto del Collegio S. Eugenio, Locamo, creammo una colonia per i ragazzi friulani.
6. Infine le opere più importanti:
   ASILO NIDO TICINO, comune di Tarcento CASE ANZIANI, comune di Amaro.
7. Commissione di controllo: Alma Bacciarini, Zoni, Romano Broggini Revisori dei conti

OTTOBRE 1978

Si chiude l'operazione «TERREMOTO IN FRIULI»

Una grande soddisfazione per il nostro Fogolâr per la generosità e la fiducia dataci dalla popolazione del cantone Ticino e da tutti coloro che

hanno creduto nella rinascita del nuovo Friuli.

 

MAGGIO 1996 - 20 ANNI DOPO


GRAZIE GRAZIE GRAZIE TICINO
a nome di tutti i friulani.


RICORDI 6 MAGGIO 1976 ore 21.00

SENZA COMMENTO SOLO 58"

 

 

IL nostro CENTRO RADIO pilotato dall'amico Italo candusso

 

I tre dell'Ave maria CELLA - PEZZETTA - GALLINA con gli amici carabinieri di Merano

 

 
 
 
1. Gjigjie, la nostra mascotte nella sua tenda
e guardiana del nostro cantiere.
In dono ricevette una stalla per la sua mucca.

 

 

 4. Una pausa dei nostri volontari ticinesi e friulani che stavano mangiando
    con 5 cm d'acqua sotto i piedi

 2. 1976 - Inizio lavori ASILO TICINO

 

3. SETTEMBRE
Dopo una tremenda scossa tellurica,
il cantiere proseguì con qualche ferita nella soletta
principale

 

 5. La prima Messa con un tetto

 


Ottobre 1976

 

INAUGURAZIONE
Le nostre massime autorità con l'On. Flavio Cotti
il Pres. Regione RV.G. aw. Comelli
il Sindaco Giuffré
l'Assessore Bertoli
inaugurano L'ASILO NIDO TICINO


 
  



CASA ANZIANI AMARO

 

Preparazione soletta con l'aiuto
della Brigata Julia
(Gruppo Batt.ne Genio Alpini)

 

Struttura in ALU CASA ANZIANI

 

Missione compiuta

OTTOBRE 1978

 





MESSAGGERO VENETO 30.07.93 - TARCENO
E il prefabbricato torna come nuovo
Riparato a Coia dai volontari del Canton Ticino

II gruppo dei volontari e un momento dei lavori.

Il prefabbricato donato dal Fogolâr furlan del Canton Ticino che ospita la scuola materna di Coia è stato rimesso a nuovo dagli stessi donatori. Venerdì notte un gruppo di persone, formato da quattro friulani e sette svizzeri, è giunto a Coia, ha lavorato tutto il sabato e metà della domenica ed è poi ripartito alla volta di Locarno. Per sostenere le spese del trasporto e del materiale, i volontari hanno offerto la cifra di sette milioni vinta in un quiz televisivo, la cui clausola era quella di destinare la vincita a scopi benefìci.
I lavori eseguiti nel prefabbricato di Coia riguardano la sostituzione della parte meccanica delle persiane, il risanamento dei telai delle finestre, la manutenzione della centrale termica, la sistemazione del parco giochi esterno e il taglio dell'erba. Con in mano un programma ben preciso, organizzati in squadre, i volontari - tutti artigiani qualificati in vari settori (falegnami, idraulici, pittori) in un giorno e mezzo hanno ridato alla struttura la funzionalità necessaria.
Bastava poco, dunque, per mantenere efficiente l'asilo; una piccola manutenzione ogni tanto avrebbe evitato il deterioramento dello stabile e se l'amministrazione comunale non provvede, nulla vieta che lo faccia la comunità. E un vero peccato, infatti, che le strutture donate dalla solidarietà internazionale - e dopo il sisma di diciassette anni or sono, ci fu un vero e proprio slancio - siano rovinate dalle intemperie e dal passare degli anni. Una pagina mirabile come quella scritta dopo il terremoto merita d'essere conservata il più a lungo possibile. E un esempio di quello che può fare la generosità umana al di sopra di confini e di ideologie, mossa soltanto dal sentimento che ci fa sentire più vicini al prossimo in difficoltà. L.C.


Terremoto e ricostruzione

Gli eventi sismici del 15 settembre sembravano costituire la tragica chiusura della notte di morte e di distruzione che avevano colpito il Friuli con il terremoto del 6 maggio.
Il friulano che stava alacremente ricostruendo i posti di lavoro (circa 20.000 erano andati perduti), e che aveva iniziato a riparare la casa, sembrava rimesso definitivamente in ginocchio. La necessita, quindi, dell'esodo dei 40.000 terremotati verso le belle spiagge del Friuli e del Veneto, ormai isolate e pronte per il letargo invernale, era vissuta come l'abbandono definitivo della terra.
Ma già il giorno dopo, con mezzi pubblici e privati, il ritorno alle zone disastrate era puntuale. Tutti i giorni di quel rigido inverno, la sola preoccupazione erano i posti di lavoro: si doveva preparare il ritorno, ricreando l'opportunità di poter lavorare, altrimenti ricostruire le case avrebbe perso di significato.
Anche la Regione nella sua programmazione immediata, dava sì impulso ad un'attività di ripristino parziale delle abitazioni, in attesa della legge fondamentale, la n. 17, ma soprattutto si dava subito gli strumenti necessari per ripristinare le attività produttive con la legge n. 28 del 1 luglio 1976 «Provvidenze per il ripristino dell'efficienza produttiva delle aziende industriali, artigiane, commerciali e turistiche». Nell'aprile del 1977 sono in piedi prefabbricati per 20.000 alloggi, sparsi in 350 villaggi: ora si può ritornare dalle spiagge, c'è la garanzia del posto di lavoro, i servizi scolastici non hanno subito ritardi e si garantisce agli anziani la possibilità di permanenza in loco.
La ricostruzione avviene su 137 comuni con 70.000 edifìci da riparare e 15.000 da ricostruire.
La Regione nelle leggi della riparazione e della ricostruzione, la 30 del 20.6.1977 e la 63 del 23.12.1977, ha dato un esempio nel voler salvaguardare il patrimonio etnico, storico ed economico del Friuli, mantenendo, per quanto possibile, inalterato l'assetto urbano e le caratteristiche architettoniche dei paesi colpiti.
I Comuni danno immediatamente una risposta positiva, costituendo l'ente, del corpo istituzionale dello stato, calato profondamente nella realtà. Essi diventano il miglior strumento di presa diretta con la gente, insostituibili in particolare, nella prima fase del terremoto. La gente friulana partecipa direttamente alla ricostruzione sia in sede di progettazione che di esecuzione degli interventi.
A fronte delle due scelte proposte dalla legge


Venzone
regionale, tra intervento pubblico e privato, sceglie per la quasi totalità quest'ultimo; l'intervento pubblico riguarderà le opere di maggior impegno e i cittadini con minori possibilità economiche.
Oggi possiamo dire che la riparazione degli edifìci è pressoché ultimata, mentre la ricostruzione ha superato le più grosse difficoltà, avviandosi alla più completa normalizzazione nei prossimi due anni. La solidarietà internazionale è stata grande: quello che l'emigrante friulano è riuscito a dare nel mondo, è stato ricompensato da questa solidarietà concreta, stima e simpatia sempre presenti durante gli anni della ricostruzione.
Una grande tragedia o distrugge senza possibilità di ripresa, o se viene superata, ha così rivitalizzato le possibilità di un popolo, che alla ripresa subentra una forte capacità di progredire.
Il Friuli non si è solo ripreso: oggi è in grado di esprimere una nuova potenzialità, una vitalità nuova.
La prova della ricostruzione è stata superata, grazie agli amministratori, all'esercito, alla chiesa, alla gente; ma il friulano, oggi, chiede che questa terra, più sicura, rinata, sia anche una regione economicamente forte.
Edi Beltramini


TARAMOT,

 

SÌS DI MAI 1976

 

II dramma di una madre
Lo scultore-medaglista Pietro Galina ha ultimato un 'opera molto significativa e di grande valore artistico, ispirata da un tragico episodio, legato al terremoto, che ha commosso il mondo intero: si tratta della madre sepolta dalle macerie, a Gemono, che allatta il figlio letto sopravvissuto alla catastrofe, sino al momento della morte.
Sulla medaglia di Galina traspare il volto sofferente della giovane madre, con il dramma di quelle interminabili ore, e l'amoroso sforzo protettivo verso la tenera creatura stretta al seno. L'opera dello scultore buiese reca incise poche parole illustrative: «L'ultimo dono di una madre».

 

 
 
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