Alpini

Auguri di Natale

Una lettera di auguri di Natale tratto dal libro Centomila gavette di ghiaccio (pag.241) scrittore Giulio Bedeschi

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A destra A.Cella a sinistra L.Spiz perito in combattimento due giorni dopo scattata la foto.
  2 Alpini della Julia Grecia 1940

La notte di Natale calò sulla distesa bianca; era patetica e struggente come solo i soldati in trincea la sentono, lontani da ogni bene, dispersi nel silenzio, prossimi alle stelle.
A mezzanotte, dalle gelide tane disperse fra la neve, ombre lente sortirono sulla pianura e s'avviarono silenziose verso un punto un poco luminoso. Convenivano dagli esigui tuguri ricavati fra neve e terra, pazientemente divisi con pidocchi e topi;
andavano a processione e giungevano alla piccola luce, alla ba-racchetta del Comando di battaglione a salutare Gesù, poiché il cappellano Lo chiamava tra gli alpini, in quella notte: diceva la Messa di Natale in prima linea e Lo pregava di scendere a trovare gli alpini, che Lo attendevano con puro cuore.
Pochi avevano trovato posto nella baracchetta, i più stavano nella neve, si erano inginocchiati nella neve e dalla porticina aperta vedevano le due candele accese e il cappellano che pregava per chiamare Gesù.
Il cappellano pregava con fervore ma un poco in fretta, perché gli alpini tremavano di freddo, quarantadue feroci gradi sotto zero, ma erano venuti da Lui.
Stavano fermi e buoni nella neve, le ginocchia sprofondate nel bianco parevano di ghiaccio; tenevano la testa bassa a dire le loro semplici preghiere e ogni tanto l'alzavano a guardare il chiarore delle due candele.
Il cappellano leggeva in fretta e a bassa voce le parole della Messa di Natale.
— Vedi, Bambino Gesù — forse diceva il suo cuore mentre gli occhi scorrevano sulle righe del messale — questi sono gli alpini che fanno la guerra. Ma non ne hanno colpa. Tu lo sai. Sono stati mandati, e devono ubbidire. Preferirebbero lavorare tranquilli nelle loro case, per i loro figli e per le mogli che sono rimaste sole, e per i vecchi. A loro non manca la buona volontà di servirTi in pace proprio come vorresti Tu, Pax hominibus bonae voluntatis. Vedi invece dove sono finiti e come soffrono, che vita fanno! Guardali come sono ridotti, quasi peggio di Tè quando nascesti: hanno solo un po' di fradicia paglia per sdraiarsi; Tu almeno avevi, scusa, il bue e l'asinello a riscaldarTi col fiato. Loro, no. Il loro fiato esce dalla bocca e diventa brina, ricade sul bavero e sul petto del cappotto, anche quando dormono; si svegliano così, poveretti, col ghiaccio sugli abiti. E sopportano, perché sono mansueti ed umili di cuore, come Tu vuoi. Quando mi sono voltato verso di loro per annunciare Gloria in excelsis Deo ho visto che sono inginocchiati nella neve rivolti al Tuo altare: me l'aspettavo, li conosco bene. E stanno a testa china, Ti pregano, se li ascolti sentirai che Ti chiedono soprattutto di farli tornare presto a casa, alle loro montagne; da soli non possono andarci, sono capaci di morire qui, per ubbidire. Tu stesso li hai fatti così; ma se li restituisci alla casa sentirai che felicità, che bontà d'intenti e d'opere vive nel loro cuore...